Mai così bene. Mai così rischioso. Se l’export negli anni asfittici della crisi è stata forse l’unica risorsa per mantenere aperti capannoni e salvare fatturati (quindi anche stipendi e posti di lavoro), oggi è proprio il susseguirsi di incertezze sul piano internazionale a rendere difficile fare previsioni. Dopo la batosta del 2009 (-20% l’export nazionale) e la sostanziale stagnazione del 2013, le vendite estere italiane sono sempre cresciute. Tanto che nel I semestre 2015 l’export italiano (complessivamente inteso, cioè Ue e extra-Ue) ha messo a segno, secondo l’Istat, una crescita del 5% sullo stesso periodo precedente. Nell’Unione europea le vendite nazionali sono cresciute del 3,7%, mentre nel perimetro extra-Ue è schizzato sino a +6,5 per cento (con le regioni del Nord a guidare la locomotiva).

Nel 2014 il totale dell’export italiano ammontava a 397 miliardi di euro, 217,7 dei quali provenienti dall’Unione Europea, che si conferma il mercato più prolifico per i prodotti italiani (vale il 55% dell’export totale). Altri mercati importanti per le esportazioni italiane sono i Paesi europei extra Ue (12% dell’export totale), l’Asia orientale (8,5%) e l’America del nord (8,3%)

Fonte: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/09/29/export-italiano-in-crescita-5-di-esportazioni-nel-primo-semestre-2015-ma-preoccupano-le-incertezze-internazionali/

E’ stato un incontro cordiale e ricco di prospettive quello avvenuto presso lo stand veneto dell’Expo’ tra Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, e Jaun Pablo Cavelier, ambasciatore ufficiale del padiglione Colombia. Sul tavolo del dialogo è stato approfondito il rapporto che si sta avviando tra imprenditoria veneta e Colombia, paese che ha ritrovato equilibrio e stabilità interna e che si sta affacciando con fortissime potenzialità sullo scenario dello sviluppo latino-americano.

“Già negli ultimi anni”, ha sottolineato Ciambetti al termine dell’incontro, “molte delegazioni di imprenditori veneti sono andate in Colombia, ma il passaggio importante avvenuto nel paese sudamericano con un processo di pacificazione che finalmente ha visto la fine di una guerra civile durata quasi 50 anni, sta dando un impulso estremamente dinamico e positivo. Avere oggi uno Stato stabilizzato di 48 milioni di abitanti, che si presenta come una porta d’ingresso per chi vuole entrare nel Sudamerica e nel mercato del Centramerica e del Messico è un’opportunità importantissima che il Veneto vuole cogliere e questi giorni di dialoghi all’Expo’ ci stanno aiutando a determinare condizioni, forme e prospettive di una progettazione economica che interessa entrambi”.

Una visione, quella di Ciambetti, confermata da Cavelier, che ha confermato “che la Colombia guarda con interesse al Veneto, perché è una terra di imprenditoria colta, lungimirante ed efficace. Noi speriamo che le impese venete vogliano cogliere le tante possibilità che l’economia colombiana può offrire, visto che si tratta del paese che negli ultimi due anni ha offerto le migliori performance di crescita di tutto il continente sudamericano”.

Il presidente del Consiglio Regionale ha concluso ricordando che “già nei primi mesi del 2016 partirà dal Veneto una delegazione di imprenditori che andranno a Bogotà e negli altri centri maggiori e così tutti insieme comprenderemo meglio le possibilità effettive di aperture di scenari, internazionalizzazione di prodotti e creazione in loco di linee produttive che possano servire al mercato americano e sudamericano. Se son rose fioriranno, ma quello che stiamo vedendo è comunque un cambio di passo all’interno del sistema Colombia che permetterebbe al sistema imprenditoriale veneto di trovare una possibilità di sviluppo e sbocco importante, specie in questi anni di crisi”.

Fonte: http://www.regione.veneto.it/web/guest/dettaglio-giunta-news?_spp_detailId=2934835

Profila amplia i propri orizzonti e aggiunge al suo ventaglio di offerte anche il mercato londinese, iniziando dal settore della ristorazione. Grazie ad una partnership stretta con i migliori professionisti locali, il team guidato da Patricia Araya è a disposizione per seguire gli operatori del settore della ristorazione – imprenditori titolari di bar, pizzerie, ristoranti, ecc. – in un percorso finalizzato all’apertura di una sede nella capitale britannica. Si tratta di un business complesso ma con un grandissimo potenziale, che ha già visto il successo di molti ristoratori italiani.

Londra, città in continua espansione e dall’imprinting estremamente multiculturale, rappresenta un mercato molto interessante per il Made in Italy, soprattutto in ambito enogastronomico. Per non rischiare di perdersi però in questo mercato così ampio, è fondamentale l’appoggio di professionisti del settore, che lavorano fianco a fianco con il ristoratore per definire la nicchia di mercato più adatta, la zona della città in cui aprire il locale e per lui definiranno il business plan, cercheranno la sede, il personale da assumere e saranno a disposizione per poter avviare un business di successo, riducendo al minimo i rischi e permettendo al cliente di investire la quantità minima di denaro e tempo, permettendogli inoltre di continuare il proprio lavoro in totale tranquillità. Profila, assieme al suo team italiano e inglese, sviluppa anche progetti di franchising, organizza eventi, gestisce le azioni di marketing necessarie per lanciare il nuovo business.

Per la prima volta, il premier italiano privilegia la sponda del Pacifico a quella atlantica del continente: è questa, infatti, l’area più dinamica con cui sarà possibile stringere intese

 Visitare 4 paesi in 6 giorni: è questa la missione del presidente del Consiglio Matteo Renzi che dal 23 al 29 ottobre attraverserà l’Oceano e sorvolerà le Ande per atterrare in America latina. Cile, Perù, Colombia e Cuba le destinazioni scelte per il primo viaggio del nostro capo di governo nell’altra America. Una rotta inedita rispetto alle più consuete destinazioni atlantiche (quali Brasile, Argentina o Uruguay) dove più facilmente si ricordano missioni di alto livello da parte di esponenti politici italiani e dove più forte è la presenza di italianità nella storia, nella cultura e nelle tradizioni di quei popoli.

Renzi fa tappa, invece, in tre Paesi che si affacciano sul Pacifico e che hanno caratteristiche e peculiarità culturali, politiche, geoeconomiche e geostrategiche a se stanti: grande apertura commerciale, con la sigla di accordi di libero scambio; approccio ortodosso dal punto di vista macroeconomico, indipendentemente dal governo di turno e dal suo orientamento politico, con grande attenzione alla stabilità monetaria e al controllo dell’inflazione; certezza del diritto e tassi di crescita oltre la media del continente. Stiamo parlando dell’area più dinamica dell’America latina e, come hanno titolato i principali settimanali economici, con il miglior contesto per fare impresa (secondo il rapporto Doing Business della Banca Mondiale, proprio la Colombia e il Perù hanno recentemente superato il Cile come mastersdella regione).

Nonostante il rallentamento dell’Asia, in primis della Cina – bulimico consumatore di materie prime della regione – il crollo del prezzo delle commodities e la politica monetaria statunitense che agisce sui livelli di prestito e sui trasferimenti esteri, Cile, Perù e Colombia sono ancora le “tigri dell’America latina”. Con il Messico, integrano l’Alleanza del Pacifico, un accordo siglato nel 2012 per un sistema di libero scambio che include 250 milioni di consumatori e i cui soci rappresentano un terzo del prodotto interno lordo dell’America latina. Ma non basta. Esclusa per ora la Colombia, i paesi dell’Alleanza fanno ormai parte del Tran-Pacific Partnership, TPP, un mega accordo commerciale siglato da dodici Paesi della conca del Pacifico (Stati Uniti, Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam) che rappresentano il 40% dell’economia mondiale e il 33% del suo commercio. Un accordo che si candida a cambiare la storia dell’economia e del commercio dell’intero pianeta.

La vocazione al rialzo, d’altra parte, non è nuova. Cile, Colombia e Perù arrivano da anni di sviluppo straordinario: il triennio 2010-2013 li ha visti superare anche le più rosee aspettative, con il Cile che in tre anni è cresciuto del 17,1%, la Colombia del 14,6% e il Perù addirittura del 21%. I dati aggiornatissimi stilati dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America latina (CEPAL), sebbene suggeriscano un generale rallentamento – dovuto per lo più a fattori esogeni – evidenziano dati ancora importanti e comunque in crescita: il Cile ha previsioni per il 2015 del 2,1% (con una proiezione per il 2016 al 2,5%) mentre il Perù dovrebbe tenere un ritmo di crescita del 2,7% con un aumento di 0,7% per il 2016 (3,4%). Ancora meglio la Colombia che parte da un 2,9% per il 2015 e che dovrebbe poter arrivare al 3,15% nell’anno prossimo.

Non è tutto oro, ovvio. Cile, Colombia e Perù presentano punti di debolezza inequivocabili, in primis alti tassi di povertà e di disuguaglianza nella distribuzione del reddito. In Colombia, la povertà riguarda ancora il 30,7% della popolazione, in Perù il 22,7%. Nonostante le performance economiche menzionate, queste criticità restano ancorate a livelli pre-boom a dimostrazione che non sempre alla crescita economica si accompagna lo sviluppo. Altra criticità ancora presente è quella di avere un export poco diversificato e concertato soprattutto sulle commodities; è presente, inoltre, un deficit infrastrutturale ancora importante e la necessità di migliorare il capitale umano (l’istruzione è al centro dell’agenda politica di tutti i tre i governi); alti poi i livelli di corruzione, male endemico dell’America latina che risulta via via meno tollerabile quanto più nei diversi paesi si fa strada una classe media mediamente più colta, responsabile ed esigente.

Nel giugno scorso, in occasione della settima conferenza Italia-America Latina, Renzi chiese ai colleghi latinoamericani presenti di “provare ad andare insieme incontro al futuro, sapendo che abbiamo tanti valori non solo da difendere ma da condividere”. Questa missione traduce in fatto politico quella dichiarazione.

E venendo proprio alla parte più politica del viaggio, la visita in Colombia e quella a Cuba del premier italiano cadono in un momento molto particolare per entrambi quei Paesi. Il governo colombiano ha appena annunciato che il 23 marzo 2016 siglerà l’accordo di pace con le Farc, i guerriglieri che da più di cinquanta anni insanguinano il Paese nell’unica guerra civile ormai rimasta nel continente. Se il ritorno della pace in tutta la Colombia è un risultato politico festeggiato all’estero, il referendum confermativo dell’accordo non ha un esito scontato proprio alla luce di quei lutti e di quelle tragedie che la guerra ha portato con sé e delle rotture politiche che il processo ha comportato anche all’interno della coalizione di governo. Parliamo di 220mila morti, di più di 7 milioni di persone colpite a vario titolo dalla guerra, e di intere regioni del Paese in mano alla guerriglia e sottratte al controllo dello Stato. Un recente sondaggio pubblicato dal settimanale Semana conferma che, se il 46% degli intervistati si dice ottimista sul processo di pace, il 67% si dice certo che i guerriglieri non manterranno gli impegni presi. Insomma, nulla è scontato ed è per tutto questo che una visita di stato del presidente del Consiglio italiano a sostegno degli accordi già conclusi e, in generale, della pace può essere un’importante iniezione di fiducia per un Paese che si trova davvero a un crocevia politico della propria storia.

E, infine, la visita a Cuba. Renzi arriva nell’isola in un momento politico ed economico cruciale. Raúl Castro con la sua actualizaciόn del socialismo sta dimostrando al mondo che cambiare si può, partendo magari dal commercio, con l’apertura al business internazionale quale volano di un progetto-paese che avrà ripercussioni sulla crescita economica e sull’assetto infrastrutturale non solo dell’isola ma dell’intera regione. Pensiamo, ad esempio, al ruolo che potrà assumere “la zona speciale di sviluppo del Mariel”, il porto dove si svilupperanno i settori delle energie rinnovabili, della biotecnologia, dell’industria farmaceutica e agroalimentare, delle telecomunicazioni e della informatica. Pensiamo a quanto l’imprenditoria italiana può lì cooperare e apportare valore aggiunto con il suo know how e le sue eccellenze. Ma quel che è più importante, pensiamo a quanto arrivare a Cuba in questo momento significhi scommettere sul futuro dell’isola e lavorare concretamente perché il processo di cambiamento portato avanti da Raúl Castro diventi davvero irreversibile.

http://www.unita.tv/focus/dalle-opportunita-economiche-alle-incognite-politiche-perche-renzi-va-in-america-latina/

Sono lontani i tempi in cui la Colombia era territorio di narcos, bombe e cocaina. Dopo 20 anni di trasformazione politica ed economica, la crescita e la prosperità economica si sono fatte spazio, lasciando la violenza come narrazione di fiction e storia degli anni ‘90. La Colombia è un modello economico per tutto il continente, molto più sostenuto e costante delle promesse sfumate dell’emergente Brasile, i cicli dell’Argentina o la narco-economia del Messico. Le cicatrici sociali in Colombia sono ancora presenti, ma l’appeal del Paese sta conquistando investitori di tutto il mondo.

L’Unione europea, per esempio, mantiene buoni rapporti con la Colombia che si traducono in un’area di esportazione per i prodotti colombiani di 9 miliardi di dollari. Grazie a questa relazione, l’Ue partecipa collaborazioni bilaterali tra Ue-Colombia, Ue, Colombia e Perù, su modelli già stipulati con gli Stati Uniti, Canada, Israele e Corea del Sud, come ricorda un report dell’Istituto per gli studi di politica internazionale.

La presenza italiana

E l’Italia non resta indietro. Già da aprile del 2015 il governo italiano era presente in Colombia per studiare le possibilità d’investimenti. Secondo il quotidiano colombiano El Espectador, un gruppo di imprenditori italiani erano in visita in Colombia “alla ricerca di opportunità di investimento in infrastrutture, alimenti e manifattura, vista la crisi economica dei soci tradizionali in Sudamerica”. Da quanto si legge sul Espectador, il viceministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha detto che “i nostri mercati tradizionali stanno chiudendo e i Paesi dell’Alleanza del Pacifico si stanno aprendo. Hanno un ambiente per gli affari più amichevole”.

L’Alleanza del Pacifico

Calenda si riferiva al meccanismo di integrazione formato dal Cile, Colombia, Messico e Perù, quasi tutti Paesi che il premier Matteo Renzi visiterà nel tour in America latina. L’Argentina e il Venezuela, invece, soci storici dell’Italia, devono fare i conti con le rispettive crisi.

L’Alleanza del Pacifico è un’organizzazione nata nel 2011 che cerca di promuovere un’integrazione maggiore tra gli Stati firmatari (Cile, Messico, Perù e Colombia) in materia di libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone, oltre a proposti come una piattaforma strategica verso l’Asia-Pacifico. L’obiettivo è attrarre investimenti da e verso Cina, Giappone e Corea del Sud.

Materia prima e tecnologia

In Colombia ci sono molti spazi per gli investimenti italiani in materia di infrastruttura viaria; un settore nel quale sono stati stanziati circa 20 miliardi di dollari. Inoltre, ci sono importanti investimenti nel settore agroindustriale, biomedico, energia, gioielleria e manifattura. “La Colombia ha la materia prima (…) noi la tecnologia”, ha aggiunto Calenda all’Espectador.

Imprese italiane in Colombia

Secondo l’Ispi, “l’Italia ha posto la Colombia al centro delle proprie strategie latinoamericane”. Tra le principali aziende italiane che sono presenti in Colombia ce ne sono molte attive nei settori delle infrastrutture, delle energie convenzionali e delle rinnovabili. Nel 2014 l’Italia aveva uno scambio commerciale con la Colombia di 1,44 miliardi di euro, circa il 29,5% in più rispetto al 2013. “Le esportazioni italiane sono state 727,2 milioni di euro, mentre le importazioni italiane 712,4 milioni di euro”, precisa il report Ispi. I dati di Sace rivelano che i principali investitori sono Enel (attraverso Endesa), Assicurazioni Generali, Impregilo, Petreven, Saipem, Fiat/Alfa Romeo, Iveco, Maserati, Piaggio, Ducati, Benetton, Diesel, Zegna, Max Mara, Dolce & Gabbana, Flos, Guzzini, Kartell, Natuzzi, Ferrero, Lavazza, Illy, Segafredo, Cirio, Barilla, De Cecco.

Fonte: http://formiche.net/2015/10/28/renzi-colombia-tutte-le-imprese-e-gli-investimenti-italiani/