A Expo ci sono Paesi che stanno facendo una gran fatica a centrare i temi cardine della manifestazione, dalla sostenibilità ambientale alla sicurezza alimentare fino alla presentazione delle biodiversità locali. Spesso incolpevolmente, perché certe Nazioni in realtà poco possiedono, altre volte trascurando invece gli elementi nazionali peculiari che potrebbero spiccare. Bene, la Colombia pare invece aver sfruttato fino in fondo tutti gli spunti offerti dal suo territorio, a partire dal concept stesso del padiglione.

La visita si dispiega infatti come un viaggio tra tutti i piani termici che interessano il Paese, che sono ben cinque e formano forse un unicum nel panorama ambientale del nostro pianeta. In Colombia, a ridosso dell’equatore, con montagne fino a 5 mila metri e più di 3 mila chilometri di coste, sono presenti sia zone desertiche che le nevi perenni, passando per il tipico clima tropicale senza inverni freddi. Attraverso filmati e infografiche proiettate sulle pareti nel padiglione si scoprono così le conseguenze di tanta eterogeneità climatica in termini di biodiversità ma anche con riguardo ai vantaggi per la produzione agricola. E così il concetto di stagionalità degli alimenti è in Colombia ampiamente depotenziato, con tanti Paesi diversi riuniti di fatto sotto gli stessi confini fisici.

Fin qui il lato didattico, bisogna ammettere molto affascinante per il visitatore, della presenza di Bogotà qui all’Expo milanese, ma non ci si può dimenticare che la Colombia non è un piccolo Stato ininfluente dell’America Latina; al contrario, con i suoi quasi 50 milioni di abitanti il Paese si sta candidando a competere con un colosso mondiale come il Brasile, la cui crescita economica si è oggi bruscamente arrestata dopo anni di numeri record. Molto importante in questo senso è stata la ratifica nel 2011 del trattato di libero scambio con gli Usa, criticato da molti come portatore di alti rischi d’ingerenza da parte di Washington nell’economia colombiana, ma che di fatto ha aperto ancora di più il terzo mercato per gli Stati Uniti dell’America Latina, dopo Messico e Brasile.

La Colombia è un produttore di petrolio ed esporta minerali, cosa che mette al riparo la bilancia commerciale da pericolosi squilibri, e negli ultimi anni ha fatto registrare cospicui progressi del Pil, cresciuto nel 2014 del 4,8%. Certamente il recente crollo del prezzo del petrolio e il calo delle principali commodities andrà a danneggiare l’economia colombiana, il cui Pil per quest’anno dovrebbe crescere ‘solo’ del 3,5%, ma anche in questa Expo si possono cogliere agevolmente i segnali di un crescente peso di Bogotà nello scacchiere internazionale.

Il padiglione colombiano ha organizzato un incontro a cui ha partecipato una delegazione di Regioni, città e aziende italiane con il fine dichiarato di attirare nel Paese sudamericano investimenti e know how. Bisogna dire che questo tipo di iniziative, per così dire business oriented, sembrano latitare in questa Expo milanese, dove molti Paesi stanno usando la vetrina unicamente per una generica presentazione del proprio Paese; vero è che l’Expo è appunto un’esposizione e non una fiera commerciale, ma prevedere dei momenti per ampliare le opportunità d’intrecciare relazioni commerciali o di cooperazione fra istituzioni pubbliche non può assolutamente essere tacciato come un tradimento dello spirito della manifestazione.

E così dopo l’incontro a cui accennavamo e la conferenza tenuta dai manager del Porto di Cartagena, che hanno presentato i nuovi servizi logistici per i clienti europei, anche gli ultimi due mesi di Expo saranno fitti di appuntamenti dedicati al business. A settembre e ottobre arriveranno delegazioni commerciali dalle città di BogotàMedellin e Cali. Dal 12 al 18 settembre poi saranno a Milano rappresentanti del SENA, lo storico ente di formazione professionale, cardine dell’occupazione giovanile in Colombia, che dopo l’esperienza dell’Expo di Shanghai riproporrà i suoi programmi di scambio lavorativo con il nostro Paese proprio nel campo agroalimentare. Quello dell’occupazione è tra l’altro un tema cruciale per il futuro della Colombia, cronicamente afflitta dalla sottoccupazione e dal forte ricorso al lavoro nero.

E infine si terranno incontri con le federazioni dei produttori canna da zucchero e di caffè, oltre all’arrivo delle delegazioni del Ministero delle Telecomunicazioni e di quello dei Trasporti.
Di tutto questo, di agricoltura e delle strategie commerciali future, abbiamo parlato col commissario generale del Padiglione, Juan Pablo Cavelier, che era stato general manager del padiglione colombiano anche all’Expo di Shanghai nel 2010.

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